
Mai come in questo periodo sono in vena di auto-analisi o analisi più in generale di tutto il mondo che circonda un autore emergente.
Io ormai non sono più un esordiente, perché il mio esordio letterario è avvenuto ormai tre anni fa, con il mio primogenito Immortal (il cui link vi lascio qui, non sia mai che vi giri lo schiribizzo di darci un occhio).
Resto però, e il fino a quando è una domanda a cui nessuno, nemmeno nostro Signore può darci risposta, un EMERGENTE.
Addentriamoci insieme in questa definizione. EMERGENTE vuol dire, dalla sua etimologia, uscire dall’affogamento in cui si è finiti. Ed è precisamente questa la situazione. Noi poveri autori emergenti siamo soffocati in questo mare magnum, spaventoso e orripilante, dell’editoria.
E come cavolo si fa, a muoversi? Tutti, ma proprio tutti, scrivono e pochi leggono (manco gli scrittori, che schifano gli altri. No ma bravi…), creando una disparità tra offerta e richiesta che ha saturato il mercato. Poi ci sono gli editori importanti che non ti cagano di striscio, quelli piccoli e seri che fanno fatica, quelli a pagamento che ti si attaccano alla giugulare tipo il mio William (che era un vampiro, per chi non lo sapesse).
Siamo vittime della mancanza di mezzi, della mancanza di informazione, della mancanza di rete con altri del settore. Della mancanza di sensibilità, a volte, di chi ci sta di fianco e delle istituzioni, che mal supportano. Siamo vittime dei furbetti, che chiedono cifre esorbitanti per una recensione in siti con milioni e milioni di utenti, salvo poi che da lì non arriva nessuna vendita (e io lo so per esperienza, non parlo, come si dice in siciliano, a muzzo).
Siamo vittime della nostra stessa timidezza. E lo dico io per prima, che ho detto solo ieri a una collega che avevo scritto un nuovo libro.
Ordunque, per una volta che, vi giuro sul mio onore, non ho intenti polemici ma vorrei solo un confronto con tutti voi, cosa dovrebbe fare secondo voi un autore emergente per smettere di soffocare e prendere un filo di aria?

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