RECENSIONE CON PREDICOZZO
Questo post partirà in un modo e finirà in tutt’altra direzione. Spero mi seguiate fino alla fine, è importante.
Partiamo dal libro. Mariama e la balena è una raccolta di fiabe di richiedenti asilo. Nina, una bimba lampedusana, un giorno si imbatte in una festa colorata. Molti immigrati si sono ritrovati lì, a distanza di anni dal loro sbarco, per ritrovare le vecchie amicizie, ricordare il viaggio e festeggiare. Nina viene subito accolta e come in ogni splendida festa, ogni partecipante le offre qualcosa: un piatto tipico, la sua storia personale e una fiaba. Viaggiamo così in posti lontani, tanto belli quanto martoriati, da cui i nostri protagonisti si portano giusto le fiabe. Che, a leggerle bene, assomigliano alle nostre. La favola di Mariama, la bambina che salva i suoi genitori inghiottiti da una balena, sembra Pinocchio. Basta ascoltare per vedere le somiglianze, invece delle differenze.
L’autrice, Ramona Parenzan, è esperta di interculturalità e la porta nelle scuole, dove organizza incontri in cui spiega ai bimbi le varie culture attraverso le fiabe del mondo. Bellissimo, no?
E invece no.
Perché nel 2017 Ramona è stata accusata di STREGONERIA (2017 o 1417?) da Simone Pillon. Solo scrivere il suo nome mi ripugna, ma devo continuare. Pillon è un esponente della Lega, la mente dietro il DDl Pillon (già questo…). Dato il personaggio ci sarebbe da farsi una risata, dirgli “Dai, Simo’, ancora delle streghe hai paura? Con la plastica negli oceani e il riscaldamento globale?”
Il problema è che il suo aizzarsi contro Ramona “perché aveva costretto i bambini bresciani a giochi blasfemi” le ha causato un’ondata di insulti e minacce che l’ha portata a chiudere i suoi profili. E tutto questo perché, nel 2017, uno ti accusa di STREGONERIA solo perché durante un progetto interculturale hai fatto giocare i bimbi con gli amuleti.
La mia risposta in supporto a Ramona, oltre a presentarle qui adesso tutta la mia vicinanza, è stata comprare due suoi libri. Il primo è quello in fotografia.
Attuale, controcorrente, dolce. Perché io voglio un mondo dove raccontarsi storie, così lontane, mentre si divide un piatto, è una cosa bella. Non una condanna.

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