
Quello che mi piace della blogosfera o della socialsfera in generale è che tra i commentini a cazzo inviati così tanto per, si ha la fortuna (o il culo) di beccare qualcuno con cui instaurare un confronto vero, interessante, proficuo.
Questo è il caso del mio incontro con Stefano Caruso, alias Calvin Idol, alias la penna più brontolante di WordPress.
Autore di Shameland e con un romanzo pronto per il 2019, Stefano scrive sul suo blog pezzi al vetriolo sullo stato dell’editoria, e l’intervista che state per leggere è interessante, profonda, irriverente, con punti di vista precisissimi su temi importanti come i cliché letterari.
Non perdetevela, ne valissimo la pena.
- Ciao Stefano e benvenuto! Prima domandina per rompere il ghiaccio, descriviti in tre aggettivi (brontolone no perché l’ho già detto io!)
Ciao, Katy, grazie a te per l’opportunità! Brontolone mi fa morire ogni volta… Gli aggettivi sono sempre un bel dilemma, direi: nichilista, romantico, ubriaco in senso lato.
- Iniziamo a parlare di lettura e scrittura. Shameland, il tuo primo romanzo, è una parodia del fantasy. Non quello classico e ben fatto ma di quello che ne è seguito, che si è un po’ ristagnato su certi cliché. Ti faccio una domanda difficile: quali sono, secondo te, i cliché più abusati?
Domanda non facile, non voglio ripetermi e parlare di Prescelti, Signori Oscuri… quindi dico per prima cosa i nomi strani e assurdi. Non è possibile che esistano sempre città chiamate Jhakldermykjdal o personaggi che si chiamano Larkamenghyl. Come seconda cosa, il modo stesso di scrivere fantasy è ormai diventato un cliché: raccontato ovunque, battaglie epiche che si risolvono in cinque righe, proprio la costruzione della trama, sembra di rileggere sempre la stessa cosa in salse diverse.
Inoltre adesso il fantasy si sta Tronodispadizzizando e non sopporto nemmeno più le storie dove crepano tutti perché sì. “Per dare un tono più maturo”. Non siete Martin, se proprio i personaggi devono morire, create un contesto che abbia un senso. Un minimo almeno.
- E invece gli elementi di genere che ti piacciono, funzionano e hanno ancora da dare?
Può sembrare banale, ma l’elemento del genere che ha ancora da dare è la fantasia.
L’appiattimento delle storie e la ripetizione dei cliché è semplice mancanza di voglia e di fantasia.
Cazzo (non so se posso dire parolacce) –sì, puoi, ne ho dette io un paio solo nell’intro-, è assurdo che il genere fantasy sia quello con meno fantasia in assoluto. Io voglio immergermi in mondi fantastici sempre diversi, non rivivere cinquecento volte la stessa cosa. Secondo me un filone poco esplorato ed espanso, è il fantasy Vittoriano, e più in generale lo steampunk, che ha pochi esponenti validi a mio avviso, si contano davvero sulle dita di una mano i romanzi del genere degni di nota e alcuni di questi non sono stati tradotti in italiano.
- In un romanzo come il tuo, il rischio di avere l’effetto Scary Movie è dietro l’angolo. Cosa hai fatto per dare al lavoro il giusto peso?
Ho lavorato sui personaggi.
Ognuno rappresenta un cliché del fantasy, ha una propria personalità e si comporta in maniera coerente, non è solo un manichino vuoto.
O meglio, quelli che lo sono, sono fatti apposta perché voglio che il lettore capisca che un determinato modo di scrivere personaggi ha stufato. Ad esempio Edward, il licavampitropo, è un personaggio secondario che non serve nulla alla trama, e l’ho messo proprio per far capire quanto sia stupido inserire personaggi che sembrano chissà cosa, e poi in realtà non servono a niente.
Oppure (non voglio fare spoiler) un personaggio muore, e un lettore leggermente smaliziato capisce che sarebbe morto fin da quando è entrato in scena, perché poco approfondito. E quello è il classico cliché del “tizio random che deve morire” che tanti fantasy (e non solo) continuano a usare.
Shameland è sì una parodia del fantasy, ma anche una storia che sta in piedi da sola, non si basa su nessun altro lavoro. Anche le “trovate comiche” sono tutte originali e c’è sempre un motivo per cui i personaggi fanno quello che fanno.
Cioè uno dei personaggi più apprezzati del romanzo è il Signore Oscuro (che di solito è uno dei più odiati e stereotipati), penso che questo basti a dimostrare il lavoro che c’è dietro la loro costruzione.
C’è tanta critica al genere fantasy in Shameland, nascosta nelle citazioni e nelle varie scene e sotto la maschera di parodia/minchiatona.
A livello concettuale è un “Tropic Thunder” non uno “Scary Movie”.
- Passiamo al tuo nuovo lavoro, che a quanto ho capito sarà un thriller. Ce ne vuoi parlare?
Volentieri, sarà un thriller psicologico, il titolo è Metempsicosi e si può già leggere una delle primissime bozze in maniera gratuita sul mio blog Protowrite.
La vicenda è incentrata sul personaggio principale, la sua discesa nell’Inferno, fisica e mentale.
Sebastian, questo il nome del protagonista, è un (finto) sensitivo che fa uso di una droga che lo “trasla” in un’altra dimensione a livello mentale, un trip insomma, che usa per far sembrare i suoi poteri veri. Viene chiamato a indagare sulla scomparsa di alcuni bambini in un villaggio isolato nel deserto, e qui la droga di cui fa (ab)uso gli comincia a creare problemi, facendolo sprofondare in un “Paese delle Meraviglie”.
Il romanzo rimane fino alla fine in bilico tra thriller psicologico e di fantascienza, voglio che il lettore si chieda se quello che sta leggendo sta accadendo davvero o se è solo un delirio del protagonista, ormai diventato pazzo e incapace di riconoscere la realtà.
È un romanzo allucinato, ho voluto lavorare con diversi piani dimensionali e temporali, giocando con il lettore. I vari indizi per la risoluzione della vicenda sono sparsi qua e là fin dai primi capitoli e la mia sfida sta nel vedere chi “vince” tra noi due.
In maniera onesta.
Voglio che alla fine un lettore pensi: “cavolo, quadra tutto!” e non “ma dai, come facevo a capirlo?”
Inoltre, ci sono molti flashback, a ricostruire pian piano la vita di Sebastian. Questi sono anche un po’ autobiografici.
Si parla di ragazzi di periferia cresciuti soli, di droga, di spaccio, di violenza, di abuso di alcol, di madri che pippano davanti alle figlie… e molto altro.
Si parla anche di amore e di rimorsi. Di come inseguire i sogni porti a trascurare gli affetti e le cose importanti, fino a perderle.
La storia d’amore, che poi è il fil rouge del romanzo, penso ne sia la massima rappresentazione.
Non voglio dire di più, ma posso dire che i flashback nascondono una bella sorpresa e che saranno fondamentali per capire la vicenda alla fine… non voglio dire altro.
L’ambientazione è italiana per quanto riguarda i flashback, mentre il villaggio è il tipico villaggio del west americano (amo i western e sono cresciuto con Sergio Leone) rimasto fuori dal tempo.
- Adesso dovrei passare alla domanda di rito che faccio a tutti, ma con te ho un po’ paura, vista la tua vena polemica (che io però adoro, sia chiaro). Stato dell’editoria, come siamo messi? E come miglioriamo (eh sì, bisogna anche essere propositivi, e non solo fare i nonni di Up!)?
Siamo messi male.
E la causa è molto semplice: la narrativa d’intrattenimento fatta bene in Italia è davvero poca.
A livello globale, per migliorare l’intera industria, io proporrei una riforma scolastica nell’insegnamento dell’italiano, bandirei la prosa delle poesie e farei studiare tecniche di narrativa, abolirei i temi idioti basati sugli articoli di giornale in favore di mini-racconti thriller o comunque di genere. Qualcosa che stimoli gli studenti, chissà perché uno non ha voglia di fare un tema in classe sul ruolo delle casalinghe di Voghera negli anni ’60… (Questa è una questione personale con la mia prof di italiano.)
Io non penso che in Italia non ci sia mercato, anzi, penso che ci sia, ma è l’offerta a essere parecchio scarsa (in ambito fantasy soprattutto).
Non c’è mai niente di davvero nuovo, anche i thriller italiani sono sempre un po’: “sì vabbè, ma sempre lì andiamo a parare” (almeno, questo è il mio pensiero).
È una reazione a catena.
Se io come lettore mi trovo un 90% dell’offerta fantasy italiana (esempio) che fa pena (e se qualcuno ha letto una mia recenzata capisce di cosa sto parlando), libri editi e pubblicati coi congiuntivi sbagliati,… è ovvio che non leggerò più fantasy italiano. Se le vendite del fantasy italiano calano è ovvio che le major punteranno sul nome esotico e di conseguenza nessuno pubblica me, scrittore di fantasy italiano, a parte qualche piccola CE, che a potenza di marketing è molto molto vicina a un Self.
Come miglioriamo?
Oltre la riforma scolastica, che è il mio sogno proibito, penso che quelli che possono fare qualcosa ora come ora, più che le CE, siano gli scrittori.
La strada per migliorare è il Self-Publishing (attenzione: questo non vuol dire che scrivo e butto in vendita tutte le porcherie che mi vengono in mente).
Ovviamente bisogna investire in marketing, editing, trovare professionisti seri che ci aiutino nella realizzazione del romanzo.
Io sto facendo così con Metempsicosi (il thriller di cui sopra), proprio in questi giorni ho iniziato a collaborare con un editor professionista. Costa, ma se uno crede nel proprio lavoro io lo vedo come un investimento, che sarà poi ammortizzato negli anni.
Soprattutto, bisogna essere in grado di capire se si sta scrivendo vaccate oppure no.
Io lo riconosco quando lo faccio e non pubblico niente che non mi piacerebbe leggere da lettore.
Ecco, bisogna essere dei lettori dei propri lavori.
Il primo filtro da applicare in caso ci si voglia autopubblicare è: mi piacerebbe leggere quello che ho scritto? Con un minimo di senso critico magari.
- Dai, passiamo a tematiche più leggere. Se potessi scegliere un personaggio fantasy come compagno di vita, chi sarebbe?
Oddio, non ci ho mai pensato. Così su due piedi ti direi Geralt di Rivia, anche lui un cinico disilluso che però ama come se non potesse farsi male.
- Dove e quando scrivi? Mattino, sera, notte, al chiaro di luna…
Ovunque e dovunque, durante la lezione in uni, la sera dopo cena, alle tre di notte, dopo il sesso, nei bar, nei ristoranti; certe volte preferisco i posti affollati perché il brusio della folla diventa silenzio, ma è meno assordante.
- Un libro che avresti voluto scrivere tu…
Qualsiasi libro di Sherlock Holmes, Doyle era un fottuto genio.
- Concludiamo con la marchetta del tuo libro, perché dovremmo acquistare Shameland?
Perché non ho i soldi nemmeno per farmi i booktrailer!
Vedere per credere: https://youtu.be/9dXjJMXiW4U
A parte questo, perché è un progetto fresco, penso che non sia simile a nessun romanzo scritto fino ad adesso. Un punto di rottura. Più che una parodia, è un anti-fantasy.
Se uno non è convinto dell’acquisto (a 0.99€, ragazzi, si vive una volta sola!) è disponibile gratuitamente sul mio blog la bozza, per farsi un’idea più completa.
Poi, con un Signore Oscuro che canta “44 gatti” e uno stregone di nome Glandalf, serve davvero altro?
Il libro di Stefano lo trovate QUI, io l’ho già messo in coda di lettura!

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