Day 15 of 62. Decisioni drastiche di fronte a un te verde.

Dopo la sveglia (devo trovare un modo di disciplinarmi e alzarmi prima ma no way no way no way) colazione (che adesso è, e Andreino ne sarà fiero, caffè latte -il latte lo devo finire- cereali e mezza mela) e poi mi attacco al pc. Anche Charlotte è in postazione, sul divano. Ha una marea di lavoro da finire prima di partire per Alicante, settimana prossima. Non mi ricordo mai se vi ho raccontato che sta aprendo un suo brand di scarpe per donne che hanno i piedoni. Stiamo ognuna alla sua postazione, io che mi occupo di far qualcosa per la mia benedetta pagina, lei che fa chiamate di lavoro. Verso l’orario di pranzo, ci facciamo una delle nostre chiacchierate e viene fuori l’argomento Trump. Lei è nera, donna, e di origini Ghanesi. Insomma, per lei scoprire che quel buffone era diventato presidente è stato davvero una merda. Finiti i convenevoli decido di uscire. La mia direzione oggi è solo il The book club, vicino Old street (tutto è a Old street, a quanto pare). Nel tardo pomeriggio (che poi diventano le sette!) devo incontrarmi con la bella cugì quindi non ho molto tempo se voglio scrivere qualcosa. Al Book club (che è molto club e poco book, ma di questo parlerò in un post apposito) non hanno le prese ad ogni tavolo, quindi il portatile resta nello zaino e io afferro il quadernetto per fare i miei compiti. Ebbene, decido che devo lavorare sulla vecchia storia, non su quella nuova. Una storia che ha cinque anni. Ho con me la valutazione dell’agenzia letteraria. Ci sono un sacco di cose che dovrei sistemare, riprenderla non dico da zero ma quasi. Poi, senza rendermene conto, spunta una lista di analogie con la nuova storia. E quindi? Faccio uscire, nello stesso anno magari, due storie così simili? La verità, che non è mai gentile e ti investe sempre come un treno, mi fa capire che per la vecchia storia non è più tempo. Io non provo più quello che provavo mentre la scrivevo. Non posso attingere a quei sentimenti per approfondirla, sono lontani cinque anni. Quindi… in un club, con il te verde appena iniziato, e guardando le luci in vetrina, decreto la fine della mia vecchia storia. Mi sento triste, in colpa, e non c’è nessuno con cui parlarne. Non ho abbastanza batteria per chiamare Andrea, la mia writing family al momento si trova in un altro paese. E io sono sola ad affrontare lo sguardo inferocito delle mie protagoniste. Bella mamma, eh? Preferire il bimbo nuovo all’altro. Affogo la mia depressione nelle patatine fritte. Poi scribacchio e infine esco.

Camminando devo distrarmi per forza perché, alle 17.30 alle 19.30, a Londra va in scena un gioco chiamato Schiva l’impiegato. La moltitudine di cravattari che liberano dalle gabbie in cui li hanno segregati per otto ore si riversa in strada e corre verso la metro più vicina, con lo sguardo appiccicato ai loro cazzo di smartphone. Quindi tu, povera incosciente che sei uscita in high peak, te li devi scansare tipo Mario cart con le bombe. Illesa, raggiungo Monument e da lì giù giù giù fino a Putney Bridge, dove la mia incredibilmente figa cugina mi aspetta. Con lei, un po’ mi passa. Andiamo in un pubbettino dove stanno facendo dei quiz di halloween a sgargarozzarci due Camden Hells e poi cena da Wagamama. Mentre ceniamo, Amalia controlla i risultati di Roma-Chelsea. La Roma, come previsto dalla cugì, ha dato tre ceffoni agli inglesini e lei si mette a urlare nel locale. Al che scopriamo che la nostra cameriera è romana e le fa “ma che, amo vinto?!”

Mentre aspettiamo la metro, quattro tifosi del Chelsea cantano e ridono per la loro ubriachezza mentre mia cugina, dall’altra platform, gli fa il gesto “a casa!”.

La mia serata finisce con Charlotte e le info sull’imminente trasloco (lascerà casa il 20 di dicembre, appena vado via io!), prima di scoprire che, chiaramente, non sono tra i finalisti di un concorso. Suca, dai.

Day 15, devasted.

 

Risposte

  1. Avatar illettorecurioso

    Ti capisco, anche a me è capitato di mettere da parte una storia a cui avevo lavorato per anni, preferendo quella più recente. Forse è anche meglio così, per quanto mi riguarda la mia scrittura si è evoluta con il tempo e il primo lavoro non era più all’altezza. Nel frattempo sono cambiata anche io, e non la sento più vicina a me.

    p.s Quando la tua coinquilina apre il brand avvertimi! Ho il piedone, sono una ragazza e porto il 44 di scarpe, non ti dico che trauma comprare le scarpe! 😉

    1. Avatar Katy

      Ti ringrazio davvero, avere qualcuno che capisce cosa provo in questo momento mi è davvero di conforto! Comunque certo che ti avviso, sei la sua donna tipo!

      1. Avatar illettorecurioso

        Grazie, sono felice di esserti stata almeno un pochino di conforto 🙂
        E pensa che la prima storia ti è stata di aiuto per farti evolvere e diventare la scrittrice che sei adesso. A presto!

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