Appena atterrata ad Istanbul la primissima cosa che ho visto sono stati i tulipani. Simbolo della città, compongono bellissimi disegni sulle aiuole sul lungo mare.
Poi, più ci addentravamo, più mi sembrava di essere atterrata a Palermo-traffico animalesco, case un pò arrabattate e sgombro che si dice uskumru.
Le mie impressioni, quello che in questo momento mi ricordo all’istante se chiudo gli occhi sono:
1 L’odore. Sempre, sempre, sempre odore di carne arrostita. O di spezie. O purtroppo, non gradevolissimo, di piedi. Però le donne turche (quasi tutte) profumano di una cosa simile al borotalco.
2 Le moschee.
Credo che dall’esterno le moschee, con i loro minareti, mi piacciano più delle chiese. L’interno poi è sempre più composto. Però non mi piace il “recinto” dove stanno le donne a pregare. In una moschea, particolarmente conservatrice, ho deciso di non entrarci. Posso accettare tutto, ma io non sono una mucca e in un recinto non mi ci metto.
Anche se, ovviamente, in Turchia le donne hanno possibilità di scelta visto che è un paese laico. Quindi, se va bene a loro, chi sono io per giudicare?
3 Il palazzo e l’harem. Con tutte le salettine che danno ai giardini.
4 Il “ristorante” dove abbiamo mangiato i piatti scelti direttamente dal bancone della cucina e che ci hanno mandato al piano di sopra con il montacarichi.
5 Il proprietario dell’albergo che continuava a far notare a un mio amico (qui, lo sai, sto parlando di te) che lui prendeva il taxi perchè è un “old man”.
6 Il cugino dell’amico sopra citato, che appariva e scompariva magicamente al nostro fianco.
7 Starbucks. E’ una catena, costa un sacco, ma io ci sono troppo affezionata.
Beh, grazie ai quattro uomini che mi hanno fatto compagnia.
Onaji for the mosk?











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