Fissare su carta…
Con la mia esperienza di ghostwriting autobiografico, ho ideato un percorso simile allo stesso, ma che non ha poi finalità di unità narrativa. Il diario emotivo diventa un progetto personale, che non ha quindi l’aspettativa di trasformarsi in un vero e proprio volume alla fine della stesura. Non ha nemmeno l’impalcatura e la costanza di un progetto di ghostwriting, che richiede impegno e costanza da ambo le parti. Si organizzano degli incontri, di un’ora circa, in cui “tirar fuori” quello che si sente. Dopo l’incontro, invierò le pagine di diario di quello che è emerso con le parole, così da fissarlo su carta, non perderlo e riviverlo o esorcizzarlo. Sono una scrittrice, non una psicoterapeuta. Questo percorso non ha in nessun modo una valenza clinica e non è assimilabile a un percorso terapeutico con uno specialista, a cui non si può sostituire. Di fatti è un percorso diverso, letterario, che può aiutare a tenere traccia di quello che è successo o si è provato proprio come un diario personale.
A chi è rivolto?
Il diario emotivo è adatto per coloro che faticano a esternare le proprie emozioni o non si sentono in grado di scriverle di proprio pugno. Il risultato sarà una, o più, pagine di diario redatte però con un filtro narrativo, per avere la propria storia anche attraverso occhi nuovi.


