Ci sono libri che ti scelgono, che ti chiamano e che leggi subito, in barba a tutti quegli altri da anni sullo scaffale della vergogna (sì, ne ho alcuni che ho comprato veramente anni fa). Uno degli ultimi casi di questi innamoramenti subitanei è Adorate creature di Amy Twigg, edito in Italia da Neri Pozza. Quando hai queste cotte librarie, il rischio che poi il libro ti deluda è altissimo. Il romanzo di Amy Twigg, il suo esordio, mi ha invece invischiata tra le sue pagine e non sono più riuscita a uscirne.
Attenzione! La recensione contiene spoiler!
La storia è quella di Iris che, dopo la fine di una relazione, si trova senza bussola. Per caso incontra Hazel, una ragazza che ha qualcosa di sboccato, selvaggio, non incasellabile. Scopre che Hazel è una delle abitanti di Breach house, una comune per sole donne isolata nel bosco. Iris riesce ad accedervi grazie a Hazel, solo dopo essere passata per il vaglio di Blythe, la donna che guida tutte le altre, che tutte seguono come il capobranco. La premessa di armonia che un simile luogo ispira – solo donne in una bella casa nel bosco, che vivono del loro lavoro nei campi – si rivela presto molto più animalesca di quello che si pensi. Le ragazze che vivono a Breach House sono un branco e come tale si comportano. Si mordono, si graffiano, si picchiano, si accoppiano, si mentono. Una notte di follia che consente l’ingresso agli uomini – utilizzati come corpo estraneo, infestante, un virus – è la miccia che le fa esplodere in tutta la loro indole più selvaggia, che le rivolta le une contro le altre, mentre la guida di Blythe si fa sempre più dura, più crudele, più assoluta. L’epilogo ambientato in autunno, con il maltempo arrivato come una metafora della rovina di Breach House, è inevitabile quanto sconvolgente.Ho trovato in questo romanzo molte delle atmosfere che mi avevano già conquistata in Le ragazze di Emma Cline, dove le premesse di una vita tra donne, idealmente anche da me vista come una vita più giusta e meno violenta, vengono infrante rivelando la natura animalesca che alberga in ogni essere umano, indipendentemente dal sesso. Iris è una protagonista passiva, una spettatrice mai veramente agente eppure avvinta quanto le altre. Hazel al contrario è tutt’altro che passiva, è una donna che ha fatto dell’istinto la sua essenza, della mancanza di accordo con le convenzioni sociali il suo agire. È anche bugiarda e manipolatrice e questo ferisce Iris quanto la obbliga a restarle a fianco. Breach House è un organismo vivo e pulsante (tutte le case lo sono, come non citare Hill house) e quando la sua testa, cioè Blythe, perde la ragione, tutto il resto la segue verso la caduta. Lo stile è pulito e l’alternarsi di capitoli ambientati nel presente, in cui Iris è tornata a una vita “normale”, e nel passato a Breach House, funziona. L’unico neo che ho trovato, ma non saprei dire se è una scelta della traduzione o è scelta stilistica dell’autrice poi tradotta fedelmente, è l’adozione del passato prossimo. Finché non ci ho fatto l’abitudine, ha appesantito la lettura. Appena finisco un libro, cerco sempre le recensioni degli altri lettori per avvalorare il mio piacere e il mio disappunto. Pur capendo le recensioni che si aspettavano di più – più approfondimento delle dinamiche, del ruolo di Blythe e pure dei “rituali” tra le donne – io non riuscivo a staccarmi dalle pagine e questo vuol dire solo una cosa: Amy Twigg ha creato un mondo vero, che vive, respira e, in questo caso, ti ingoia.

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