Sì, ovvio che i libri stanno in libreria, anche, oltre che nelle mastodontiche vetrine virtuali, in quelle piccolissime dei bookcrossing e in case altrui per gli scambi.
Quello che intendo io sono i libri ambientati in libreria. Dev’essere una sorta di fetish, di sogno proibito perché io sono sicura che ogni scrittore (quelli veri, che venerano i libri, non quelli che scrivono senza mai aver letto. Ne esistono? Uff, un sacco! Ma di questo magari parliamo una volta che sono in fase polemica che oggi invece sono bella rilassata e questa parentesi è già troppo lunga) sogna di vivere circondato dai libri. E cosa c’è di più facile, per arrivare a questo sogno erotico, che non aprire una libreria? Aprire una libreria è però un lavoro vero e proprio, tosto, difficile, si diventa imprenditori, con tutti i rischi che ne conseguono. Quindi… ci ambiento il mio libro. Chi l’ha fatto? La sottoscritta, ca va san dir.
Quelli ambientati in libreria sono romanzi solitamente sognanti e trasognati, per conservare quell’alone di magia che si portano dietro le librerie per chi non ci ha mai lavorato (come me, appunto) ma che immagina che sia un lavoro bellissimo proprio perchè ignaro della realtà.
Se anche tu come me subisci questa fascinazione, eccoti qualche consiglio di lettura di libri in libreria.
Partiamo da Le piccole libertà di Lorenza Gentile. In questo romanzo edito Feltrinelli con una delle copertine più acchiappanti di sempre (almeno per la sottoscritta) la libreria non è il lavoro della nostra protagonista ma più una casa-rifugio. Come racconta la stessa autrice, è stato possibile per un periodo soggiornare alla leggendaria Shakespeare and Co di Parigi, che nel romanzo diventa il luogo in cui Oliva trova la sua nuova famiglia parigina, mentre è in fuga dalla sua di famiglia e dalla sua vecchia vita. Un romanzo agrodolce sul trovare il proprio posto nel mondo.
Passiamo in casa, e per casa intendo quella dell’editore che ha pubblicato i miei romanzi (ma il mio lo tengo per ultimo…). Questo gioiellino è invece Libreria da Emma di Serena La Manna, autrice ed editor come me con un amore sconfinato per i libri e un sorriso contagioso. Il primo romanzo di Serena racconta di Bianca che fuggita da una relazione finita male si imbatte nella Libreria da Emma, a Milano. La piccola libreria guidata da Leonardo e la conoscenza con Carlo daranno a Bianca una nuova spinta per tornare a credere nell’amore e trovare la serenità perduta.
Facciamo il percorso inverso, adesso, perché questa autrice è diventata scrittrice dopo essere stata (lo è tuttora) libraia. Parliamo di Elena Molini, fondatrice della mitica Piccola Farmacia Letteraria. Sì, quella che consiglia libri come fossero medicine per l’anima. Il libro La Piccola Farmacia Letteraria ne romanza la storia a cui unisce quella di Blu, la proprietaria, alle prese con la classica vita da trentenni: amore, lavoro, amicizie e tutto che puntualmente minaccia di andare a gambe all’aria. Personaggi bislacchi (a tratti forse troppo) e tantissimi consigli di libri con un’appendice dedicata. Consigliato per svagarsi il giusto.
Siamo stati in librerie di Parigi, di Milano e di Firenze. Ma ne manca una ambientata nella città più bella del mondo (non voglio contraddizioni su questa affermazione dettata dalla mia altissima autorità): Londra. è la casa della libreria The Owl’s Nest, la libreria di Livia, la protagonista di Look left. Rullo di tamburi: sto parlando del mio romanzo. Livia è un’anima libera e indipendente, a tratti ribelle e orgogliosa, che affianca al lavoro nella sua libreria cafè con l’amica fidata Alexis la passione di blogger di viaggi. Circostanze fortuite e opportunità lavorative la porteranno a conoscere Pedro, fotografo, con cui stringerà una collaborazione. Tra le strade di Londra lo loro conoscenza si stringerà sempre di più, fino a diventare…
Qui, la libreria è il porto sicuro di Livia, perché rappresenta la sua nuova scelta di vita nella città che l’ha accolta come expat e perché è la casa che condivide con Alexis, la donna della sua vita. Non posso dire che lo consiglio, posso solo dire che per me è una parte dolcissima della mia vita, dove davvero stavo facendo quello che volevo (scrivere), come volevo (dopo aver lasciato il lavoro) e dove volevo (a Londra). Il romanzo può anche essere usato come guida di viaggio alternativo, perché i luoghi citati esistono tutti e sono uno più bello dell’altro, fuori dai soliti circuiti turistici.
In tutti questi romanzi la libreria funziona da casa, da nido (non è un caso che si chiami il Nido del gufo quella della mia Livia), un posto che può cullare. Anche dare grattacapi, senz’altro, come invece si vede in Look forward, il seguito di Look left, ma in cui la magia dei libri resta potente.
Purtroppo, nel mio circondario non ho molte librerie che non siano di catena dove rifugiarmi. Devo andare fino in città. Però, ora che ci penso bene, potrei citare la minuscola libreria a Fontanella, una frazione di Sotto il Monte, vicino alla chiesetta. Per ovvi motivi è una libreria con predilezione per i testi religiosi, ma ho trovato anche qualche saggio molto interessante.
Le mie librerie londinesi preferite invece sono due. Prima di tutto la Black Gull, che è proprio nel mercato di Camden e dove in un colpo solo ho trovato tipo tre libri che volevo con tutto il cuore (in primis London A to Z). La seconda è la libreria che ho colpevolmente visitato solo l’anno scorso e si chiama World on Water. Poco lontano da King’s Cross, questo gioiello è una libreria su una barca. Quando ho iniziato a guardare gli alloggi a Londra, mi è venuta l’idea di una casa galleggiante. Quanto sarebbe stato figo? E si poteva! Peccato che devi avere la patente nautica per spostare la tua casa alla bisogna delle chiuse. Questa libreria è imperdibile: c’era il caminetto accesso, libri stipati ovunque, profumo di legno e un librario che sembrava dipinto tanto era peculiare.

E voi, qual è la vostra libreria del cuore?


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