Bridgerton: Seconda stagione e l’uso efficace dei trope nel romance

Settimana scorsa avevo bisogno di una serie che non mi mettesse ansia, a sicuro lieto fine, magari con un filo di erotismo, per non pensare a nulla in quelle dieci ore circa di visione. Niente di meglio della serie che, a ogni uscita della nuova stagione, surfa le classiche fino ai primissimi posti. Quella ambientata in una Londra Recency fatta di balli, cucchiaini leccati, api e versioni in quartetto d’archi della Wrecking ball di Miley Cyrus.

Per chi non avesse colto i riferimenti, sto parlando di Bridgerton.

Avevo visto la prima stagione durante il Covid, per poi perdere lo slancio quando è uscita la seconda. Ma adesso è uscita la terza dove la protagonista è uno dei miei personaggi preferiti, perciò mi è toccato mettermi in pari prima della maratona dei Polin. E devo dire che… Anthony e Kate non mi hanno delusa per niente! E io che li snobbavo!

Ma, ormai come tutti i prodotti che guardo o leggo, li affronto anche con un occhio clinico, da autrice, editor e addetta ai lavori. Come è costruita la trama? Gli snodi sono gestiti bene? E i personaggi? Questa scena mi commuove, perché? Posso immagazzinarla? 

La seconda stagione di Bridgerton, nel dettaglio, mi ha fatto molto riflettere sui trope, per l’uso fatto nella serie e per l’uso che se ne fa nel mio campo di azione lavorativo come editor: i romance.

Ma di cosa stiamo parlando?

In origine erano i Topos, oggi sono i Trope

Dai miei studi classici, mi sono sempre portata dietro questo termine: topos. Tradotto, significa luogo e diventa in letteratura il luogo comune, convenzione, una sorta di Leitmotiv. Un esempio? Un locus amoenus, un luogo di pace e tranquillità, dove l’equilibrio tra uomo e natura genera armonia. Nell’utilizzo moderno nel genere romance, è stato invece scelto il vocabolo inglese trope. Questo ha un doppio significato. Etimologicamente viene da tropos, una figura retorica di trasposizione di significato (come la metafora). Oggi, non so per quale tipo di estensione di significato, è diventato un particolare tema ricorrente. In fantascienza, per uscire un attimo dal genere rosa, i robot umanoidi sono senz’altro un trope. Quindi, si può definire trope un tema ma anche una scena usata spesso. Sono molto utili, perché danno una direzione, un certo tipo di gusto, alla storia. Facciamo un tuffo in un mare rosa per capirne di più.

Tanto nei libri, quanto nella cinematografia

Per quanto riguarda il genere rosa, ce ne sono davvero una tonnellata e vanno spesso a definire il tipo di storia che si andrà a vedere. A volte vengono espressi già nella sinossi, cosicché le lettrici vadano a colpo sicuro nel cercare quello che a loro piace di più. Questo è valido tanto nei romanzi quanto nella cinematografia. Un esempio sono i film di Natale che un canale in chiaro trasmette a raffica da ottobre in poi. Sono il regno per chi ama il trope “small town”, perché guarda caso tutte le protagoniste sono sempre ragazze di città che per un motivo o per l’altro si trovano in un paesino piccolo ma carinissimo dove è matematico che troveranno l’amore. 

Adesso torniamo ai visconti Bridgerton per parlare di alcuni dei trope più famosi e utilizzati nei romanzi rosa. Non entrerò nel dettaglio della trama della seconda stagione, prendendo per assodato che si conosca. 

Dentro i trope ci si può muovere un mondo intero. Ne possono essere usati diversi, perché sono pattern di trama che si intrecciano bene. Alcuni si chiamano proprio l’uno l’altro, come vedremo tra un secondo con l’aiuto della serie. Solo nella seconda stagione di Bridgerton ne ho scovati almeno quattro importanti, senza contare i trope minori, come un certo tipo di scena (il ballo, per esempio, è senz’altro un trope).

Cari lettori, questi sono i trope portanti della seconda stagione di Bridgerton:

Hate to Love (da Odio ad Amore)

Fin dal loro primo incontro a cavallo, in cui Anthony vuole salvare Kate e lei lo manda a farsi friggere, i due protagonisti provano l’uno verso l’altra una sorta di fastidio. Si definiscono esasperante in più occasioni, non ci fosse una volta che non si stuzzicano prendendosi gioco l’uno dell’altro, convinti di vedere il mondo in modo opposto mentre la pensano nello stesso modo. I loro incontri sono tutti fatti di battibecchi e battute sagaci. Ricorda qualcuno? Sì, già la divinità Austen aveva messo in scena le stesse dinamiche nel suo Orgoglio e Pregiudizio, di cui Bridgerton non è che il nipote moderno. Hate to Love è un trope fortissimo e usatissimo, perché dà l’occasione di vedere una crescita dei personaggi e anche di arricchire le scene con arguzia e battute divertenti. Mentre è lapalissiano per tutti, i visconti ci mettono un attimo a rendersi conto del loro amore. Che però sboccia, rassicurante, come in tutte le commedie romantiche.

Love Triangle (il triangolo amoroso)

E cosa c’è di più piccante… che aprire l’interesse amoroso a tre? Perché in questa stagione, nonostante il chiaro interesse di Anthony per Kate, è a Edwina che si dichiara con annessa proposta di matrimonio. Del resto, Kate ha sempre detto di non essere interessata al matrimonio ed Edwina, che altro non è che la sorella di Kate per complicare le cose, sembra fatta a posta per diventare la perfetta viscontessa. Peccato che i primi due si piacciano e che questo rischi di mandare all’aria tutto, incluso i forti rapporti personali tra le sorelle che emergono nella loro fragilità e complessità. Se Anthony avesse scelto Kate al primo ballo, avremmo finito la stagione alla puntata uno. Invece, in questo modo, abbiamo gioito e sofferto per dieci succosi episodi. Grazie, trope!

Forced Proximity (vicinanza forzata)

A dare una spintina al trope Hate to Love arriva sempre il suo compare Forced Proximity. Perché cosa c’è meglio per due che non si sopportano che passare forzatamente del tempo insieme per capire che sotto quel disappunto c’è dell’altro? Sia la scena della partita a casa Bridgerton che quella della caccia, senza troppi spoiler, sono create appositamente per creare intimità, permettere che i personaggi si parlino e si scoprano. Alla fine ci scapperà sempre anche il contatto fisico, scintilla dell’attrazione.

Forbidden Love (amore proibito)

Dal momento in cui Anthony chiede ad Edwina di sposarlo, l’attrazione tra Kate e Anthony diventa proibita, proprio perché adesso lui è il promesso sposo della sorella di lei. Per questo la loro attrazione diventa ancora più forte, perché deve combattere contro la situazione che si è creata e che ha reso il loro amore proibito e impossibile.

Se usati in modo giusto, come nel caso di Bridgerton che è una serie scritta con sapienza, i trope indicano la via della narrazione e costituiscono dei paletti dentro i quali agire. La bellezza della scrittura è giocare dentro questi viali che sono i trope per costruire un mondo tutto tuo. 

PS: hai un romance (ma anche un altro scritto) nel cassetto? Qui trovi tutti i servizi editoriali di cui mi occupo. Contattami pure, sarò felice di aiutarti!

Lascia un commento