Con il nuovo corso del blog, vorrei tornare a parlare di viaggi. Quale occasione migliore del fine settimana alla Cinque Terre?
Ho scelto questa meta come regalo di compleanno per Andrea, che a inizio mese ha soffiato su ben quaranta candeline. Ha sempre detto che gli sarebbe piaciuto vedere questa perla della Liguria con me. Così, presto fatto.
Invece di dividere il racconto giorno per giorno, vorrei farlo scegliendo quattro parole che mi ricordino questa vacanza.
1: AZZURRO
Azzurro come uno dei sentieri più famosi delle Cinque Terre, il Sentiero Azzurro. Noi abbiamo percorso il tratto da Corniglia a Vernazza. Alloggiando nelle colline tra le due, scendere in paese da un lato o dall’altro era identico. Corniglia, come ci aveva detto il nostro ospite all’affittacamere, è meno turistica di Vernazza, forse anche complice l’orario di arrivo in mattina presto. Dopo la colazione in una piazzetta laterale, ci siamo incamminati per il sentiero (livello di difficoltà scampagnata per Andrea che fa trail, semplice per me che sono il suo accollo. Sempre però scarpe giuste per camminare, non è il centro commerciale). Torniamo al sentiero, che si dipana a mezza costa tra i due insediamenti, facendosi largo tra la macchia mediterranea e i vitigni. Sarà azzurro per gli scorci sul mare, che lì dà sfoggio della sua bellezza in turchese, o per la roccia con cui è stato costruito il sentiero, blu quasi nero? Ad ogni punto panoramico ci fermavamo per stare qualche secondo con gli occhi puntati solo verso il mare. Ogni volta mi ci trovo di fronte, non posso non pensare quanto mi manchi, quanto faccia fatica a staccarmene quando devo rientrare a casa. Ma questi momenti mi servono di ricarica e li accolgo con gratitudine.
2: PESTO
Il clou della nostra vacanza era segreta per Andrea. Ultimamente, si è messo in testa di imparare a cucinare e dedica una sera a settimana a quest’arte che sulla teoria conosce benissimo, ferrato da anni e anni di Masterchef. Ho deciso di metterlo alla prova e di regalarci la Pesto Experience, presso il locale Cinque Sensi di Vernazza, dedicato proprio alle degustazioni. Dopo lo shock iniziale, non se lo aspettava e ci è rimasto di stucco, si è lanciato volentieri alla scoperta dei segreti del pesto, spiegati dalla nostra ospite Sofia. Complice i calici di vino locale, gli gnocchi con il pesto fatto da noi sono stati ancora più buoni. Mi sono sempre piaciute le preparazioni al mortaio, mio papà prepara rigorosamente così il pesto alla trapanese. Sono belle perché ci vuole fatica, ci vuole tempo anche, ci vuole la voglia di preparare qualcosa di buonissimo, con meno di dieci ingredienti.
La ricetta che ci ha dato è ahimè segretissima e non sarà qui divulgata.
3: LUCCIOLE
Questa è una piccola magia che è avvenuta. Quando siamo in vacanza, aguzzo gli occhi nella speranza di vedere qualche animale. Come sempre, la prima sera abbiamo avvistato una volpe. Mio animale totemico, fa un salto di saluto a ogni viaggio, incursioni londinesi in testa. Le volpi toscane hanno imparato a conoscermi, e adesso anche le liguri. Ma la magia vera è accaduta a Monterosso, dove abbiamo cenato sabato. Sì, forse per i locali sarà super turistico, ma L’ancora della tortuga gode di una vista che sembra dipinta, al di là delle finestre. Nonostante il posto lato grotta scogliera (vera!), la location merita davvero tantissimo, sembrava di mangiare dentro un veliero. Finita la cena, dopo la passeggiata sul lungomare, ci siamo addentrati verso il convento dei Cappuccini, che era il nostro punto di riferimento per il parcheggio. E in una stradina laterale in cima alla collinetta, da cui ancora si sentiva la festa per il sabato sera, siamo stati avvolti dalle lucciole. Non so quanti anni sono che non ne vedo una, e mai tante tutte insieme. Ci abbiamo camminato attraverso, come in un film di Miyazaki, a questi esserini che hanno del prodigioso. Un piccolo regalo extra, per esercitare la meraviglia.
Infine…
4: SGUARDO
è una parola che dovrebbe guidare tutti quando in viaggio, per fare quel cambio da turista a viaggiatore. Lo sguardo non è solo immagazzinare con i propri occhi più che con il telefonino i panorami che si hanno di fronte, è anche l’osservazione dei dettagli. Come il nido di rondinelle a Corniglia, il buco nel muro fatto diventare la casetta di un topolino finto, vedere il finocchietto selvatico a bordo strada e quello marino sugli speroni di roccia, sentire tutti i profumi, il gelsomino prepotente in testa, ma anche il sugo quando passi da una casa, le lenzuola stese a trame di fiori. Ma è anche buttare un occhio ai negozi chiusi, ascoltare le parole dei locali (pochi), essere coscienti di quanto si è solo di passaggio. Sarà un caso che ho citato sulla strada tra Corniglia e Vernazza proprio Pane e Tulipani, un film di una bellezza rara, con la citazione: “Cara, siamo tutti di passaggio”?




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