Il libro del mese: Butter di Asako Yuzuki (e consiglio extra)

Ho un rapporto strano con gli autori giapponesi. Anzi, dovrei dire con le autrici perché al momento non mi sono ancora confrontata con Ishiguro e Murakami, per citare i più celebri. Non ricordo quale (e unico) libro di Banana Yoshimoto ho letto e volevo defenestrare mentre Seni e Uova di Miyeko Kawakami ha fatto fatica a ingranare, anche se poi mi è piaciuto molto.

Lo stesso è successo per Butter, nuovo caso editoriale in Giappone che sta conquistando anche l’Italia, dell’autrice Asako Yuzuki.

La trama:

Rika è una giornalista in una rivista maschile. In occasione di un processo d’appello, decide di intervistare Manako Kajii. La donna è accusata di omicidio. Gli ultimi tre uomini che l’hanno frequentata sono morti, apparentemente suicidi. Manako era una food blogger, un’amante della buona cucina. Usando il gancio di chiederle la ricetta del suo boeuf bourguignon, Rika ottiene una visita. La conoscenza con questa donna, affascinante ma respingente, appiccicosa come un marshmallow, e la voglia di entrare sempre di più dentro gli avvenimenti, porteranno Rika in un terreno sconosciuto, alla scoperta della personalità di Manako. Per avere un terreno comune di discussione, Rika comincia a cucinare, cosa che non ha mai fatto per piacere, ma solo per sussistenza. Ma Manako è appiccicosa come un marshmallow, resta addosso a Rika molto più che per un articolo, si intrufola nella sua vita, ne cambia i piani, mentre la ragazza fa i conti con i propri traumi passati e la determinazione di scrivere da sola il suo futuro.

Il romanzo di Yuzuki è densissimo, come un piatto con tanti ingredienti, che però si uniscono benissimo insieme. Il tema principale è quello del rapporto tra donne. La sua forza sta in Manako, che potremmo definire l’antagonista. Odia le altre donne, si rivolge al genere dicendo VOI come se non ne facesse parte. Soprattutto, odia  quelle donne che decidono di seguire la carriera invece di dedicarsi all’accudimento di un uomo. Perché Manako fa proprio questo: fin da giovanissima si accompagna a uomini molto più grandi, cucina per loro piatti complicati, li ascolta ed è premurosa. Diventa necessaria, per loro, almeno fin quando non si stanca e li lascia. è questo il motivo del suo arresto. Non è l’esecutrice materiale delle morti, ma la sua manipolazione mentale e l’abbandono ha spinto i tre uomini a lasciarsi andare. In Giappone questo basta a reputarti colpevole e sta qui il gancio con il secondo grande tema: il maschilismo nella società giapponese:

“Per quanto potesse farsi bella, guadagnarsi una posizione sul lavoro, e per ipotesi sposarsi e mettere al mondo dei figli, la società in cui viveva non le avrebbe dato così facilmente credito.”

Rika invece è una giornalista a tempo pieno, con un lavoro in una rivista maschile che la impegna fino a tarda sera e con una relazione saltuaria e solo d’apparenza. La prima, grande, differenza tra lei e la donna che intervista è che Manako ricerca il suo piacere, che consiste nel sentirsi necessaria per un uomo e, soprattutto, nella cucina. Rika entra nel mondo della cucina per avere un gancio verso Manako, ma scopre ben presto un luogo in cui ritrovare sè stessa, i suoi piaceri, perfino la sua carne, il proprio corpo, che mandava avanti per inerzia.

Il tema del cibo come atto di liberazione è centrale, soprattutto in una società in cui basta davvero un nonnulla per essere definita (o definiti, ma la colpa è delle donne che ti stanno attorno) sciatta, trasandata, non degna di posizioni di rilievo.

Il lavoro con Manako, e tutto quello che ne conseguirà e che Rika non può prevedere, fa riaffiorare vecchie ferite, che guariscono proprio nella consapevolezza in contrapposizione alle donna e grazie a un elemento essenziale: l’atto generoso di riunire le persone alle propria tavola per il piacere di farle mangiar bene.

La scrittura è ampollosa, come del resto lo è il parlato giapponese che nel testo è imitato molto bene, ricco di intercalari e di giri di parole infiniti e salamelecchi per chiedere anche solo una cosa. è dolciastra, come lo è il burro del titolo, pilastro portante dei piaceri di Manako e miccia dell’illuminazione culinaria di Rika.

Non mi capita molto spesso di affezionarmi così tanto a un libro, ma con questo mi è proprio successo. Sarà perché certi temi mi sono molto vicini (il mondo del lavoro, il sentirsi sempre in difetto, il cibo come atto d’amore…), sarà per i personaggi descritti in modo intimo, da Rika a Manako, passando per l’amica di Rika Reiko e per Shinoi, unico personaggio maschile a uscirne bene. E sarà, anche, perché il Giappone è terribilmente affascinante, perché dietro alla facciata di un mondo che funziona alla perfezione si celano storture che sono difficili e sottili da cogliere, e per questo ancora più interessanti. 

Consigliatissimo.

Se ti è piaciuto questo leggi…

Il tema del cibo come atto di liberazione del corpo e di riappropriazione dei propri spazi, e del rapporto tra donne, non poteva non farmi pensare a Le divoratrici di Lara Williams. Donne che cercano il loro posto nel mondo sovvertendo le regole, il piacere della cucina fine a se stessa, la sorellanza, anche brutale.

Trovate la mia recensione qui

Risposta

  1. […] Butter di Asako Yuzuki edito Harper Collins, di cui ho già parlato qui […]

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