Questo romanzo è così: di madri e di figlie. Anzi, di una madre e di una figlia, nello specifico: Ada ed Elisa.
La prima scena è rilassata, bella. Escono a cena, sui Navigli a Milano per il compleanno della figlia. L’armonia però va incrinandosi, battuta dopo battuta. Armonia che forse non c’è mai stata e che anzi svanendo fa trasparire tutta l’acredine tra le due. Da parte di Elisa, a dire il vero, soffocata da una mamma che ne vorrebbe il controllo, in quel modo manipolatorio che hanno i deboli (Kundera nell’Insostenibile leggerezza dell’essere lo spiega molto meglio di me). Lei invece è giovane, vuole ribellarsi, uscire da una vita che non vede più sua, staccare il cordone da questa mamma che non vede più sua. Tornano a casa, Elisa prepara alla mamma un bagno. Una carineria inaspettata. Ada, quando l’acqua della vasca è ormai fredda, si scopre chiusa dentro il bagno. I vicini, quando accorrono ai suoi richiami, oltre a liberarla, corrono ad aprire tutte le finestre. La puzza di gas Ada non la sente. Viene ricoverata mentre Elisa, che non è in casa, non risponde al telefono.
Fin qui, è tutto nell’aletta, non è uno spoiler.

Quello che segue a quella sera, in due parti di narrazione che vedono come fuoco prima Ada e poi Elisa, è un racconto ansioso, manipolatorio, dove si cambia sguardo da mamma a figlia, non sapendo da che parte stare. È una narrazione che nella sua tristezza, in questa incomunicabilità arrivata al più alto punto di rottura, è ipnotica. Si porta dietro tutte le incomprensioni che possono esserci tra una madre e una figlia, fatte soprattutto di aspettative mancate e mal riposte. Quelle di Ada per il brillante futuro di Elisa, che così brillante non è, e quelle di Elisa per una mamma che sia una guida, un riferimento, ma non lo è mai stata. Un meccanismo che attiva una sequela di rivendicazioni, anche di bugie, in cui nessuna delle due si riconosce più nel rapporto, o forse si riconosce fin troppo bene.
Il romanzo di Carmen Totaro, che svolge una lucida e precisa analisi della psiche dei due personaggi, senza entrare però quasi mai come narratore, affidando quasi tutto ai dialoghi e alle azioni, l’ho terminato in due giorni, ipnotizzata. Non è una lettura facile, anzi si sta scomodi, non è adatta a qualsiasi periodo della vita. Però, a me in libreria aveva sempre attratto. E sono contenta di essermi lasciata guidare da questo magnetismo che tuttora non mi so spiegare, ma che ha risuonato in me, da qualche parte. Consigliato? Con avvertenze.

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