
CHE FATICA, EMMA!
Anche se forse dovrei dire che fatica Gustave, perché è stato lui a scrivere le tragiche avventure di Emma Bovary.
Ci ho messo un anno e mezzo fa a leggere le prime due parti di questo romanzo così iconico, e soli cinque giorni a finire la terza. Il perché potrei spiegarlo con il fatto che proprio nella sua fase più tragica (immagino che ognuno di voi conosca le vicende di Madame Bovary, senza bisogno di illustrarvele io) la mia empatia sia con la protagonista che con Charles è diventata forte, fino a cementificarsi nelle ultime pagine.
La storia gira attorno un grande tema, che è il bovarismo, sorta di sindrome o di sentimento coniato sulla protagonista, cioè immaginarsi sempre un qualcosa di diverso per la propria vita, di meglio, ma che non si traduce in ambizione ma in un’insoddisfazione indolente. Emma resta perennemente scontenta di quello che ha, anche quando tradisce il marito Charles e può quindi alimentarsi con l’adrenalina dell’adulterio.
Il bovarismo è un sentimento comune, comunissimo. È facile cedervi, commiserarsi pensando a quello che non si ha, a quello che forse si meriterebbe, alla sfortuna di non esser nati più belli, in una diversa estrazione sociale, in un’altra epoca o in un’altra nazione.
Così si perde la nozione i quanto vale, in realtà, ciò che abbiamo. E forse mai come questo periodo possiamo riflettere su quanto in fondo è bella anche la serenità di una vita ordinaria.
#qotd: la bellissima edizione in foto è, ovviamente, di mio papà. Lui è solito, ormai da anni, firmare tutti i suoi libri e metterci la data una volta letti. Voi che manie avete sui vostri libri?

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