Racconti da un titolo: L’Alibi imperfetto

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Il mio alibi cadde il 12 aprile. La stanza d’albergo era spaziosa eppure asfittica, come tutto. Il tunnel per la metropolitana dal tetto incombente sulla mia testa, i corridoi dell’azienda senza finestre, pure l’hotel (terzo, quarto piano? Costruito a cubo dal parapetto vedevi giù, la vertigine costante… Se cadessi sulla statua del cane, sembrerei anche io un’installazione artistica?). Forse nel tentativo di creare una privacy (ma se sono già dentro una stanza chiusa?) avevano recintato la zona del letto con un muro in compensato, a dividere dal salotto con il divano. Boh, io là non ci sono mai andata, stavo solo al letto o al bagno.

Ero sola, una nausea perdurante che mi assaliva al lunedì alle 5.30 del mattino e si attenuava al giovedì, quando “Dai che domani è venerdì e torniamo a casa”, sì ma tanto lunedì siamo ancora su ‘sta cazzo di ruota.

Il bagno era strano, dava una sensazione di motel un po’ squallido, con le piastrelle blu cobalto e la tenda medusa che ti si appiccica addosso mentre fai la doccia e tu non puoi non pensare al grassone che si è lavato in quella stessa vasca e ha poggiato la ciccia sulla stessa tenda che adesso si avviluppa a te e hai schifo e non respiri e l’asma mi è tornata proprio un aprile, quattro anni prima, pensa un po’, e guarda caso quella nervosa il quindici di settembre è scomparsa. No, ma dai?

Il bagno, dicevo, lurido ma erotico, macchie nere affioravano dal vetro, mi specchiavo chiazzata, un po’ malata, a volte bella, una leonessa fiera con i riflessi rossi, a volte con delle occhiaie così nere da far paura alla notte.

Ero lì (mi truccavo, facevo una treccia?) quando il pensiero che ha fatto cadere l’alibi (il lavoro fisso non lo trovi più, non ti lamentare, guarda che bei buoni pasto) mi ha attraversato la mente come una lepre nella strada buia dei campi. Devi fare attenzione a non investirla, la lepre, che poi scompare svelta, così devi afferrare i pensieri in corsa, perché quelli buoni fuggono e chi li riprende più.

Dopo le ferie do le dimissioni e vado a Londra per due mesi a fare un corso di scrittura.

Era il 12 aprile. L’alibi non reggeva più. Il 17 ottobre dello stesso anno ero su un aereo.

Diretta a casa.

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