Racconto da un titolo: Castelli di rabbia, Alessandro Baricco.

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“Devi coordinarti, se muovi solo un remo continueremo a girare in tondo…”

“Minchia, un attimo che ha parlato l’esperta!”

“Se mi lasciassi provare…”

“No, ormai sto facendo io e finisco io. Tu e le tue idee per “vivere la città”. C’è mezza Siviglia che ci sta prendendo per il culo ma va bene, va tutto bene.”

“Guarda che non c’è nessuno che ti prende per il culo.”

“E tutta la gente che ci guarda, eh?”

“Se l’avessi presa ridendo, come quella coppia là davanti che sono messi come noi ma non gliene frega un cazzo, a nessuno importerebbe niente.”

“Non capisco perché devi sempre guardare gli altri e fare paragoni. Non va mai bene niente di quello che faccio!”

“Io non faccio paragoni, ti sto solo dicendo che prendendo le cose in modo diverso non staremmo litigando come sempre. Sta diventando una tortura viaggiare con te.”

“Quindi è vero che ti diverti più da sola. Me lo dicono sempre gli altri. Bravo, bravo che ti fidi della Ele, tra un po’ non passi più dalla porta.”

“Se credi che smetterò di viaggiare da sola perché i tuoi amici coglioni ti fanno battutine…”

“No, no. Dico solo che forse ormai ti stai abituando un po’ troppo bene a fare quella che sta sempre da sola.”

“Io starei anche con te, ma quando siamo a casa tu sei sempre fuori con quei quattro cazzo di decelebrati a imbottirvi la pancia di birra. Non vorrei dirtelo ma stai mettendo su peso seriamente.”

“E allora, cazzo mene frega del peso? Mica sono una donna che deve tirarsi e fare la fighetta!”

“Quindi tra di noi quella che non può mangiare una brioche sono io perché tu parti con guarda che cosce e tu invece puoi diventare la copia di Homer Simpson? E piantala di muovere il remo come un’ala monca! Basta, voglio scendere.”

“No, col cazzo. Finiamo il giro. Venti euro non li buttiamo nel cesso.”

“Non sono buttati, sono i venti euro meglio spesi della mia vita.”

“Cioè?”

“Fattelo spiegare dai tuoi amici, appena torni a casa.”

 

 

 

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