
Oggi per me è una data strana, condita di molta nostalgia ma anche da tanti, tanti sospiri di sollievo. Quindi mi sembra giusto, direi circolare (come piace tanto a me), scrivere questo post oggi.
A maggior ragione che mancano solo 19 GIORNI alla scadenza della campagna e, udite udite, siamo scesi a SOLE 30 COPIE MANCANTI.
Ormai mi sento con un piede dentro, ma non posso sedermi sugli allori adesso e smettere di fare promozione. Non è ancora il momento di tirare il fiato!
Ho deciso un po’ di ripercorrere i miei momenti del cuore della stesura di Look Left e di quello che è successo dopo.
- Il primo momento che mi fa venire gli occhi a cuoricino è la scrittura dei primi capitoli, di cui vi ho già parlato QUI. Se con i racconti vado forte, e ne ho scritti tanti, alcuni anche lunghetti, con i romanzi faccio più fatica. Invidio (un po’ sì e un po’ no) quelli che riescono a sfornarne anche due/tre all’anno. Ma come marrazzo fate? Per iniziare a scrivere un romanzo la storia deve essere quella giusta, quella che ti inonda il cervello come il Nilo in piena e ti lascia il campo pieno di limo per coltivarci (da donde mi è spuntata questa stupenda metafora che rende il mio cervello di scrittrice un campo fangoso, non so!). Ecco, avere voglia di riprendere il quadernetto e continuare a scrivere mi ha fatto capire che sì, c’eravamo.
- Il secondo momento è stato quando ne ho parlato con Andrea. Per i pochi in questo mondo che ancora non ne fossero a conoscenza, Andrea è il mio fidanzato. Quel santo uomo che ha deciso di immolarsi per la mia causa. Stiamo insieme da quasi undici anni e ogni decisione che ho preso è sempre passata per una consultazione con lui, che di indole è meno incline alle emozioni di me e quindi può aiutarmi a razionalizzare. Il fatto che stavo scrivendo, a tutti gli effetti, una storia d’amore, ha stupito me per prima. Insomma, io sono quella che ama Lansdale, Stephen King, mi stanno sulle palle “le cose da femmina”, adoro i telefilm tipicamente maschili, sono super nerd… Però non potevo non sapere che ne pensava, se credeva fosse una cosa stupida. Eravamo da Byron, a Londra, finalmente insieme dopo ben una settimana di lontananza (poi sono succeduti due mesi lontani, e a me sembravano tanti sette giorni…) a sbafarci un glorioso hamburger. E nulla, ho iniziato a raccontargli l’inizio, l’ho visto sbuffare per Pedro (sapete, il mio cuoricino è un gelosone) ma sorridere per il resto, rassicurarmi. Adesso come una cretina mi sto commuovendo, dunque passiamo al punto 3.
- Passiamo a una delle fasi finali della stesura. Per chi lo avesse già letto, parlo dell’introduzione del terzo punto di vista. Ero al Serpentine, il ristorante sulla punta in alto del laghetto Serpentine, quello dentro Hyde Park (della serie, andateci dai Kensington Gardens). Era dicembre, pomeriggio, buio pesto, la luce era fioca e gli avventori pochissimi. Ho scritto un solo capitolo di due pagine. In circa un’ora e mezza. Calarmi nei panni di questo personaggio è stato complicato, difficile, però interessante. Spero che ne sia uscito del buono.
- Ricordo con amore tutto l’editing del libro, fatto in primavera, mentre ancora cercavo un nuovo lavoro. Prima fiume, poi casa, tavolo, un capitolo alla volta, lo yogurt con lo zenzero tritato e le gocce di cioccolato.
- Finisco con il momento in cui ho ricevuto il primo commento sulla sua lettura, da un’amica che l’ha finito in un giorno e mezzo, senza staccarsi. Vedere che il tuo lavoro, la tua storia, è capace davvero di emozionare, è qualcosa che mi meraviglia ogni singola volta.
Se anche voi volete unirvi a questo viaggio, potete farlo QUI. E ricordatevi che fino a domani potete usufruire del 20% di sconto, scrivendo lookleft sul campo POSSIEDI UN CODICE PROMOZIONALE. Manca un soffio, chi si unisce a tutti noi?

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