
Molti di voi non hanno seguito le mie avventure londinesi. Ormai è quasi passato un anno da quando sono iniziate, il 17 ottobre del 2017. Due mesi a Londra, da sola, per riprendermi da quello che era diventato un lavoro opprimente, che azzerava le mie energie, i miei pensieri positivi e, cosa più grave, la mia creatività.
Presi armi e bagagli e la decisione che non avevo solo bisogno di un tempo esclusivamente per me, ma anche di spazio. Avviene così, dunque, che arrivo a Londra.
In valigia c’erano molte cose: una candela profumata per quella che sarebbe diventata la mia coinquilina, Seta di Baricco, un pigiama improbabile, e la relazione di un agente letterario su un romanzo.
Quando si scrive un romanzo, le strade sono parecchie. Al momento, non ho ancora trovato quella definitiva, anzi, sono tuttora in ricerca.
Sì può procedere con il self publishing, con l’inviare il manoscritto direttamente alle case editrici nella speranza (spesso vana) che ti diano almeno una risposta, oppure si può anche decidere di passare da un agente.
Un agente è un professionista (e come tale va pagato, non mettiamoci a dire che dovrebbero farlo for free perché non esiste) che in primis valuta il manoscritto. La valutazione potrebbe risultare in una proposta alle case editrici con cui collabora come no, dipende tutto (mi sembra ovvio) dal testo.
Io avevo un bel romanzo pronto, iniziato (credo) nel 2013 e terminato nel 2015 (a spanne le date potrebbero essere corrette). Quindi un prodotto finito, formato e rivisto un monte spropositato di volte. Rimbalzato a tutti i concorsi a cui l’ho inviato. A quel punto un dubbiolino mi sorge. Ma che ha che non va? Lo mando in agenzia e loro, dopo i tempi previsti, mi confermano che non è pubblicabile specificando tutti i motivi (io non li vedevo, ma erano reali e concreti).
Prima di partire mi dico. “Perfetto, a Londra ci lavoriamo e lo tiriamo a lucido!”.
Non è avvenuto.
Il 18 ottobre ho iniziato Look Left e circa due settimane dopo mi sono recata in un locale, The Book club, uno dei posti più quotati dai writers di Londra. Quel giorno avevo con me anche il resoconto dell’agente. Inizio a leggere. Tanto, troppo, non tornava. Zone buie su cui non avevo lavorato abbastanza, temi su cui (volutamente) non avevo approfondito e che quindi rendevano la narrazione zoppicante o le motivazioni fornite poco valide… Senza contare le somiglianze con certi aspetti di Look Left (la fotografia e la pasticceria, per esempio).
Guardando le persone che camminavano fuori, in strada, con il mio classico te di fianco, ho deciso che, di queste due storie, sarebbe sopravvissuta solo Look Left. Più matura, costruita, con una location che spacca (ambientato e scritto interamente a Londra).
Però non riesco a definire il senso di colpa verso gli altri personaggi, comunque creati da me, e se non vanno bene la colpa non è loro, ma mia.
Non posso pentirmi di aver dato invece un’opportunità a Livia e Pedro, li amo troppo, di un amore viscerale, per reputare questa scelta come sbagliata.
Ma ho promesso agli altri che prima o poi li tirerò fuori, magari con una raccolta di racconti.
Intanto adesso mi serve una mano da parte vostra per far sì che questa rinuncia non sia stata vana.
I giorni a mia disposizione per portare a buon fine la campagna di crowdfunding di Look Left sono sempre meno (solo 23!!!) e mancano ancora un po’ di copie per il raggiungimento dell’obiettivo (solo 54, a dire il vero. Rispetto alle 250 iniziali sono appena una manciata!).
Vi chiedo di darmi una mano, a dimostrare prima di tutto a me stessa che la mia scelta è stata quella giusta!
Fino a sabato 15/09 il libro è in promozione del 20%! Basta scrivere lookleft nel codice promozionale.
Lo trovate QUI.
Grazie a tutti di cuore!

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