GioveMemories Look Left: Il Victoria and Albert Museum

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Il Victoria and Albert Museum è il museo dedicato alle arti minori e creato, per l’appunto dalla Regina Vittoria e da suo marito Albert. Si trova in quello che si chiama il distretto dei musei. Infatti, a meno di cinquecento metri uno dall’altro troviamo il Natural History Museum, il Museo della Scienza, l’Ismaili Centre e, appunto, il mio amatissimo V&A.

Quella mattina, il giorno due, mi svegliavo ripresa dal trauma del giorno uno. Un po’ di ansia si era dissipata, grazie alla notte di sonno di dodici ore quasi filate sotto le mie coperte tortora nel mio lettino minuscolo (a pensarci adesso, mi parte una nostalgia canaglia che non potete capire!) e grazie anche a Charlotte, che mi ha messa a mio agio fin dal primo secondo (il bat-pigiama con cui mi sono presentata credo che abbia influito!).

È stato durante in quella mattina che ho deciso di tenere il blog giornaliero delle mie giornate, prima di tutto per avere visibilmente un count down che mi riconducesse, prima o poi, a casa. Quello che ne è uscito, invece, è un racconto puntuale di quello che ho visto e fatto, indelebile e indimenticabile proprio perché scritto.

Sempre quella mattina è nata una delle abitudini più radicate della mia permanenza: la scelta di cosa vedere.

Alla mattina, al mio tavolino microscopico (Charlotte non ci mangiava mai, perché ci stava a malapena!), spulciavo i musei di Londra e decidevo in quale andare. Il primissimo dei tanti che ho visto in quei due mesi (alcuni assurdissimi. E tutti, ovviamente, finiti nel libro!) è proprio il Victoria and Albert.

Non mi ricordo cosa mi ha portato a scegliere lui rispetto ad altri (che ne so, il Tate Britain, per esempio) eppure è stato così. Forse perché era sulla mia stessa linea?

Infatti, togliendomi un po’ della paura del giorno prima, vado per la prima volta in quella che è diventata la mia stazione preferita, Bounds Green (della mia mania per controllare le fermate della metro nel libro, ne riparleremo!) e mi siedo per diciotto lunghissime fermate.

Però in metro c’era una bimba carinissima, che salutava tutti, con il suo papà, e Londra è tornata a sembrarmi un bel posto. Scendo a South Kensington, come tutti, e intraprendo il lungo tunnel che porta ai musei. Al V&A si accede direttamente, tramite un’ala laterale, mentre per il Natural si esce in strada.

Quindi sono stata catapultata direttamente in questo museo di cui mi ricordo benissimo i colori, ocra e oro. Mi ricordo benissimo il pollo con le verdure che ho mangiato a pranzo (il primo pranzo da sola dell’avventura!), mi ricordo benissimo le ragazze che stavano in mezzo alla fontana.

È stato lì che è arrivato il nome di Genkuro, guardando i manufatti giapponesi (in particolare i Netsuke, piccole fibbie che sono vere e proprie statue. Servivano per chiudere la cintura dei kimono). La piccola fibbia, super dettagliata, riportava una volpe attorcigliata su sé stessa, che altro non era che un demone mutaforma.

Infine, mi siedo su una panchina. La storia di Livia e Pedro esisteva già, da un po’, nella mia mente. In modo più che approssimativo, incontrollato.

Il giorno due ho iniziato a scriverla, sul taccuino regalatomi dalla mia adorata Zana, all’ombra del Ratto di Proserpina.

Ecco, questa era quello che succedeva nel mondo reale, mentre nel mio libro nascevano i primi tre capitoli.

 

PS: se anche voi volete entrare nel mio mondo, accomodatevi, c’è ancora tanto spazio! Questo è il link dove trovare il libro e dove potete contribuire a trasformare quello che è stato un romanzo scritto durante una folle avventura, in realtà:

https://bookabook.it/libri/look-left/

 

Risposte

  1. Avatar illettorecurioso

    Che bello, soprattutto perché ti seguo dagli albori della tua avventura londinese, e ritrovare gli stessi luoghi di cui parlarvi nel tuo libro è stato molto bello 😊💕

    1. Avatar Katy

      Grazie mille! Il mio amore per Londra è infinito e spero che passi attraverso le pagine di Look Left!

  2. […] mi fa venire gli occhi a cuoricino è la scrittura dei primi capitoli, di cui vi ho già parlato QUI. Se con i racconti vado forte, e ne ho scritti tanti, alcuni anche lunghetti, con i romanzi faccio […]

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