Il racconto del mercoledì: Madame La La.

Finita la mia avventura londinese, ho deciso di aver bisogno di un “pretesto” per scrivere in modo costante. La scrittura è un muscolo, e come tale va allenata. Dunque, inauguriamo oggi la rubrica del racconto del mercoledì. Questo brevissimo racconto, nello specifico, è stato ispirato dal quadro Madame La La di Degas, presente alla National Gallery. Chi sa cosa pensava, Madame La La, prima della sua performance?

 

Madame La La.

Silenzio. La folla non esiste. Non esistono le luci, i fili tesi, il tendone che ci avvolge e ci abbraccia come il grembo materno.

Qui, ora. L’unico luogo in cui la nostra esistenza abbia un senso.

Non posso fallire. Un sorriso verso nessuno, l’ennesima maschera, poi mi dirigo, piano, al trampolino.

I piedi nudi, illuminati dalle mani sapienti di Michelle. Ha spostato i riflettori, così che i miei occhi tornino ad abituarsi al buio. La vista non può essere abbagliata, ma una volta in alto la vista poco importa. Il senso a cui ci affidiamo di più privo di importanza. Solo tatto e udito, con l’equilibrio il suo figlio prediletto, saranno vitali non appena staccherò i piedi dall’asse di legno.

Salgo i gradini lenta, senza fretta. Quasi due secondi per ognuno. Un tempo interminabile, per chi attende trepidante la mia acrobazia, un’inezia per me. Tempo ovattato e riempito di nulla, simile a quello in cui contemplo la mia orchidea, ogni mattina.

Cosa sto pensando, vi chiederete? Avrò paura? Sarò elettrizzata?

La verità è che ho smesso di provare emozioni molto, molto tempo fa.

L’ultimo sorriso, senza sentire le urla di rimando.

Poi, mi lancio.

Il vuoto, il mio unico amante.

 

 

 

 

 

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