Day 50 of 62. Il posto perfetto per scrivere.

Sveglia non solo con grigiolino ma anche con un leggero mal di testa. Charlotte è già attiva, anche se non sta propriamente lavorando. Diciamo che il suo lavorare da casa è fatto in un buon settanta per cento di cazzeggio allo stato puro. Comunque, le mattine con lei me gustano assai, perché mentre ognuna si fa gli affari propri ogni tanto disturba l’altra per piccole chiacchiere.

In teoria, ovviamente in teoria, oggi dovrei vedere mia cugina. Questo in base a ciò che mi ha detto lei meno di una settimana fa, quando ci siamo viste, ma già domenica al telefono non ne era più sicura. Le scrivo, nel dubbio, e non mi risponde fino all’una, dicendo che è in centro.

Io intanto ho già i miei piani, che sono quelli di andare alla Wallace collection. Peccato che pure io come Charlotte ho cazzeggiato un po’ troppo.

Highlight della mia mattina, prima di uscire di casa, il mio cuginetto che mi chiama, tramite mia sorella, chiedendomi se facciamo pace. Ecco, il mio cuore che si scioglie!

Tardissimissimo esco. Raggiungo Bond street in orario ormai non utile per il museo, che mi tengo per uno degli ultimi giorni della mia permanenza londinese di settimana prossima. Intanto mia cugina mi avvisa che loro sono appena tornati a casa, quindi mi reputo più che libera. Purtroppo, sono nel posto che più mi infastidisce di tutta Londra, cioè la benedetta Oxford Street. Dato che ho voglia di camminare, vado a piedi fino a Holborn, e da lì al The Espresso Room.

Ebbene, è proprio il posto perfetto per scrivere. C’è sempre posto, brusio piacevole di sottofondo, i ragazzi sono tutti gentilissimi (purtroppo non c’è quello che mi ha regalato il pasticcino extra just because) e i dolci sono i più buoni sulla piazza!

Nuovo capitolo e ormai siamo nella parte critica. Manca pochissimo e questo lavoro, che il diciotto di ottobre nemmeno immaginavo cosa sarebbe diventato, sarà pronto almeno nella sua bozza iniziale. Prevedo già fiumi di lacrime e cuori ricolmi di mestizia!

Una volta uscita, loro stanno per chiudere, vado a piedi fino a King’s Cross.

A casa, telefonata con Andrea e con i miei gattini che non vedo l’ora di strapazzare, poi cena, poi Narcos con Charlotte (mi fa morire quando sussulta ogni volta che sparano a uno, cioè ogni tre secondi) e poi chiacchiere in generale fino a tardi. Iniziamo a sentire entrambe che the Time is running out.

Sono contenta, da una parte, perché mi manca mia nipote, la mia famiglia, le mie amiche, i miei gatti, il mio cuscino di Spike, la mia Baby. E anche quel tizio con gli occhi chiari che vive con me. Però dovrò salutare Londra, e i doritos, e il divano dei miracoli, e Ginkuro. Il tutto tra dodici giorni. Ce la farò? Bella domanda.

Intanto, day 50, gone.

 

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