Day 16 of 62. The National portrait gallery.

Non ho molti piani per oggi, almeno, non prefissati. Quello che devo fare, sicuramente, è andare al corso alle sette.

Decido allora di tirare lungo, dopo i miei compiti e dopo il pranzo con una very sad salad. Già da ieri, ma soprattutto oggi, una certa nostalgia di casa inizia a rompermi i coglioni. Intanto, avrei bisogno dei miei amici scrittori, esseri della mia stessa specie che possono comprendere i miei sentimenti attuali. Insomma, è impossibile da spiegare il tipo di sentimento a chi non scrive quindi non ci provo nemmeno. E poi mi mancano gli altri, di amici. Il pollaio, in primis, le belle e la banda di psyco.

La mia direzione è quella del National Portrait Gallery, una succursale della mastodontica National Gallery, il mio museo preferito finché non ho visto il museo di storia naturale. Il piccolo museo adiacente al fratello maggiore conserva unicamente ritratti, dall’età elisabettiana ai giorni nostri. I ritratti delle regine mi sono piaciuti moltissimo, in particolare quello della Ely corrente, in un pomposo abito rosso. Altra cosa apprezzabile di questo museo, e mi spiace non averlo visto con le mie amiche nella vanca londinese, la guardia al secondo piano. Un ragazzo mulatto con le spalle larghe. Un incentivo vero e proprio alla cultura!

Il museo si gira in un attimo, perché salto la mostra di Cezanne (18 sterline!). Fuori, decido di andare a Oxford street, non c’è rimedio migliore dello shopping per curare le ferite. E invece quei babbei di Top Shop hanno tolto dalla vetrina le magliette di Stranger Things, le hanno messe chi sa dove, e il tempo stringe, devo arrivare a piedi fino a Russel Square. Con il cuore colmo di mestizia, mi faccio strada a fatica tra i turisti. Raggiungo grazie al cielo il Belgo, ristorante belgo appunto, dove mi sparo in mezz’ora un pot moules & frites (cozze e patatine).

Infine, corso! Oggi entriamo in dettaglio nella costruzione dei personaggi e nei conflitti. Gli esercizi che ci sta dando sono tutti utilissimi e ne sono estremamente contenta. Appena esco, noto un messaggio di Charlotte, a casa c’è il tipo con cui si sta frequentando. Cammino a rallenty ma vado a casa comunque, sono in giro da tutto il giorno e stanca.

Appena arrivo, mi trovo la mia minuscola camera ostruita dall’appendipanni, che aveva solo le mie cose. Certo, mica me l’aveva detto che sarebbe passato, altrimenti le avrei tolte prima di uscire!

Inizio ad assaporare le gioie della convivenza con una persona estranea e che quindi non puoi mandare a fanculo.

Questo mi da il colpo di grazia nel sentire la mancanza di casa: mi manca la mia camera da letto enorme, il mio bagno che non è gelido, i miei attrezzi da cucina, l’odore delle mie cose (qui sa sempre tutto di umido, sempre).

Mestamente, ‘ndo ‘n lec.

Day 16, sort of sorted.

 

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