Quando sarò imperatrice, e accadrà, abolirò, come prima legge, la sveglia prima delle nove. Oggi, suona alle 5.30! Abbiamo il treno per York, quindi non abbiamo tempo da perdere. Nel gelo del mattino ci rechiamo in stazione. Arraffiamo caffè e muffin starbucksiani e ci accomodiamo in carrozza. Lì parte la mia paranoia per non avere il posto al finestrino. È una cosa che odio, non ce la posso fare. Soprattutto se devo dormire. Mi sposto comunque e sono fortunata perché nessuno reclama il posto rubato. Dormo per tutto il viaggio, per la gioia di Andrea, infine eccoci a York. Che freddo becchissimo! Scegliamo come prima attrazione il museo di York. Anche questo estremamente divulgativo, pro babies, ma comunque interessante. La parte migliore è l’esibizione sui Vichinghi che a York avevano fondato l’insediamento di Jorkick, nel passaggio tra razziatori occasionali a conquistatori veri e propri. Tante chicche sono disseminate per l’esibizione, come la curiosità che molti nomi dei giorni della settimana sono vichinghi. Thursday, infatti, altro non è che il giorno di Thor, come per noi è quello di Giove. La parte più bella sono le maschere per la realtà simulata che ti catapultato in un accampamento vichingo. Finita la mostra ci incamminiamo verso il cuore della città. Passiamo per The Shambles, una famosissima zona di York fatta di viuzze medievali. Un tempo, era la zona dei macellai (er testaccio de York, ‘nsomma) mentre adesso è solo negozietti. Pranziamo poco lontano, al The Pounch bowl nonché uno dei pub più infestati di York. Già, un’altra delle fisse di York -con il fudge che ti vendono ovunque- sono i fantasmi. I tour infatti sono ovunque e il nostro pub non è da meno. Uno dei fantasmi riconosciuti è quello della povera barista medievale, uccisa per aver rifiutato delle avances. Tuttora la si sente urlare mentre corre per le scale, in fuga. Altro fantasma è quello del povero proprietario morto nell’incendio del locale. Infine la dama in grigio, donna tradita che cerca gli uomini infedeli su cui vendicarsi (ma di questo non sarei così convinta, il folklore ne è pieno). Dopo dell’ottimo salmone di antipasto avviene il disastro: invece del mio sandwich al pollo ricevo un sandwich alle olive. L’odore di quelle maledette cose verdi mi arriva al cervello e mi ribalta stomaco e umore. Del resto, se non sbaglio almeno un’ordinazione a vacanza non sono contenta. Andrea santo martire si deve subire il mio sproloquio. Me la faccio comunque passare in giro per le mura della città. Non visitiamo nient’altro per la povertà in cui ci troviamo. Però, ci piace troppo fare i finti ricchi e quindi per il te andiamo da Betty, una delle sale da tè più belle d’Inghilterra. Servizio impeccabile e dolci squisiti (la mia eclaire era perfetta!), immancabile per chi visita la città. Per ultimo, entriamo nel negozio The shop that must not be named, un negozietto potteriano davvero figo! Infine treno, casa, volpe, Charlotte. Insomma, il solito prima della nanna.
Day 10, lived.

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