Mi sveglio di soprassalto: non ho sentito la sveglia e temo che sia tardi. La sveglia in realtà sta suonando silente. A che servi allora, genio? Inizio a prepararmi perchè ho come il sentore che farò tardi. Mi sistemo, sistemo lo zaino e scrivo il post. Il che ovviamente i causa un terribile ritardo sulla tabella di marcia. Andrea stranamente è puntuale e gli tocca attendermi. Nulla di nuovo, insomma. Facciamo colazione in un bar francese, con un caffè decente, poi andiamo a Kensinghton, dove camminiamo godendoci la bella giornata (vento a parte) in attesa che sia l’ora di incontrare mia cugina Amalia. Per essere precisa, Amalia è cugina di mia mamma, ma ha solo quattro anni più di me. Con lei e un suo amico andiamo a mangiare in un posticino italiano che fa arancine, supplì e spritz. Non vedo mia cugina da tanto ma il suo temperamento, da somala-romana è intatto. Una a cui non si devono rompere i coglioni, in poche parole! Una volta finito, scendiamo per Portobello Road e io e Andrea capiamo che la prima volta che siamo stati qui abbiamo fatto davvero un giro dell’oca del cavolo per arrivarci. I mercati di Londra sono il mio posto preferito e non vedo l’ora di portarci mia mamma, Portobello è il suo sogno! Mangiamo dei noodles e poi Amalia si lancia in una filippica contro un baracchino, con un tizio che più inglese non si può, che millanta di fare una carbonara old school. E come se fa, la carbonara old school? No, mo me lo devi spiegà!
Poco dopo, salutiamo il duo e torniamo verso Kensinghton. Andrea inizia ad accusare il colpo del mal di gola e la gallery del Serpentine è una delusione. Decidiamo di fare strada verso l’albergo dato che, per essere uscita di fretta, non ho preso i biglietti per Nottingham. Inizia la nostra peregrinazione in ricerca di un Intenrnet cafè che non mi faccia tornare fino a casa. Il piccolo problema è che, credo in quel preciso istante, il mal di gola del mio bello diventa una sorta di influenza e lui, come tutti gli essere umani dotati di cromosoma y, impazzisce e diventa ingestibile. Quindi, non solo devo capire come muovermi ma devo anche combattere il suo ostruzionismo. Prendo posizione e lo porto in albergo, dove la tizia che ci crede amanti ci stampa i biglietti (cosa che io dicevo da ore). Una volta in camera, Andrea si sdraia per dieci minuti. Peccato che lui e il suo malessere si cementino in quella posizione. Non mi resta che uscire sola e cercare conforto nell’unica vera cura: lo shopping. Che non arriva: Primark ha già chiuso. Ecco, pensatemi quando dite Mai Na Gioia.
Arrivo a piedi fino al Marble Arch, passando tutta Oxford street che è quasi pronta per Natale con delle luminarie bellissime.
Un artista di strada, che balla Break dance da solo, mi fa però riflettere. A volte bisogna avere il coraggio di esibirsi di fronte a un pubblico invisibile, o di scrivere per un lettore inesistente.
Forte di questa convinzione, torno in albergo.
Day 6…. tried to.

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