Ho stampate in mente, come due fotografie, due occasioni in cui abbiamo richiesto un desiderio e siamo state esaudite.
Sempre io e sempre l’amica, quell’amica, quella benedettissima di un’amica. Sì, parlo di te e lo sai.
Prima occasione: ultimo anno delle superiori, in procinto degli esami.
Lei, sull’autobus: “Beh dai, speriamo almeno di non essere le prime a fare gli orali.”
Ecchellà, estraggono la Q. Ciò vuol dire che M, N, P (lei, io e l’altra, il buco nero nell’appello delle interrogazioni) siamo le ultime. Ultime cioè DUE SETTIMANE dopo l’inizio dei santi orali.
Seconda occasione: dicembre dell’anno scorso. Siamo in un pub a fare “la conta” dell’anno appena passato (perché lo facciamo, bambolì?? perché???).
Ci diciamo: “Bah, che anno. In fondo a noi due non è successo niente di interessante…”
Ed ecco che inizia un anno catastrofico, siamo ad agosto ed è già successo di tutto. Drammi familiari, drammi lavorativi…
E ora, una cosa che sembrerebbe mettere tutto nel verso giusto si rivela una forse mezza bufala, una cosa che non mi lascia folgorata come sperato, che mi ha lasciato stanca e che mi ha fatto guardare a certe cose dicendo “Bah, dai, non è proprio male.”
Lo so che non si capisce una fava, ma tanto poco m’importa.
L’importante è che ho capito io. Ma non ho capito una mazza, anzi sono ancora più confusa di prima.
E spero in questo autunno per la raccolta, ma mò arriva sta raccolta o no?
Potrà arrivare un sacrosanto momento in cui riuscirò a dire che sono soddisfatta?
Eccheccosè!!

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