“Elio giusto? E’ un nome greco, significa sole. Anch’io ho un nome greco, Sofia! Significa saggezza” gli disse con finta voce da adulta, prima di scoppiare a ridere. In quell’istante lui si era già innamorato. Si era appena trasferito e lei era stata la prima da accoglierlo nella classe.
Sofia era bella, e rideva. Non come le “reginette”, come le chiamava lui, quelle ragazzine che vanno sempre in giro in gruppi, vestite tutte nello stesso modo e senza la capacità di pensare in autonomia.
Per metterlo alla pari la professoressa gli aveva affiancato proprio lei. Sofia era paziente, intelligente e non guardava male le sue magliette con gli eroi dei fumetti.
Ogni giorno si chiedeva come avrebbe potuto lui, alto, magro, con gli occhiali e del tutto antisportivo, chiederle di uscire.
Sofia si diceva ogni giorno che lui non le avrebbe mai chiesto di uscire e quindi prese lei l’iniziativa.
Un lunedì, all’intervello, gli chiese di accompagnarla al centro commerciale.
Elio li odiava: troppa confusione, troppi negozi, troppe persone.
Lei li amava esattamente per gli stessi motivi.
Decisero per il sabato pomeriggio.
Lei aveva pensato tutta la mattina a come vestirsi. Voleva essere vestita bene, ma non troppo da far capire quanto ci tenesse a quell’appuntamento.
Lui ci aveva provato tutta la mattina, a vestirsi bene, ma non aveva trovato niente di meglio della solita felpa.
Quando lo raggiunse all’entrata Sofia lo prese a braccetto, Elio aveva smesso di respirare già da quando l’aveva vista avvicinarsi.
Stavano chiacchierando quando dal piano superiore sentirono urlare “ Attenti di sotto!”.
Elio non pensò ad altro che proteggerla, stringendola forte.
Era caduto il carico di materassi e cuscini per il negozio d’arredamento.
Passato il boato, che aveva immobilizzato tutti i passanti, si scostarono l’uno dall’altra.
Tutt’intorno a loro volavano piume, Sofia si sentì come in una sfera natalizia.
E alla fine una piuma si posò sul naso di Elio.
Lui si sentì stupido, solo fino a quando lei non scoppiò a ridere, e lo baciò.

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