Oggi Baby, la mia chevy spark, ha visto le sue prime lacrime. So che piangere in macchina è un clichè da film d’amore ma io non ce l’ ho fatta. Due minuti dopo essere uscita dall’ufficio si sono spalancate le catarratte del cielo. Ho pianto da Cernusco a Villa Fiorita. Per l’ennesima volta sono stata costretta a salutare dei colleghi “gentilmente” lasciati a casa dall’azienda. Pensare di entrare in ufficio e non sentire le loro voci e le loro battute mi demoralizza ancora di più. Se potevo trovare qualcosa di bello in questo lavoro erano proprio le persone che mi sedevano di fianco, e se ne stanno andando una ad una. Senza contare chiaramente la rabbia nel sapere che non c’ è nessun premio per chi si sbatte tutto il giorno, mentre i furbi possono starsene belli tranquilli nel loro cantuccio.
Del resto viviamo in Italia, il paese per antonomasia dove più sei stronzo e più sei considerato.
Quello che è successo oggi ravviva la voglia di andarmene, di fare qualcosa che mi piace, di non dover sottostare ai capricci di qualcuno vestito in giacca e cravatta. Purtroppo, come sempre e come a chiunque, mancano i mezzi e le opportunità mentre abbondano le scuse e la paura.
Goodbye till we meet again

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